Mentre la circolazione sanguigna è conosciuta quasi da tutti, quella linfatica è spesso sconosciuta; ricordiamoci che il sistema linfatico è fondamentale per la sopravvivenza del corpo; infatti costituisce la sede principale dell’interazione tra antigeni e sistema immunitario, cioè tra sostanze estranee che aggrediscono il corpo ed i meccanismi di difesa che vengono messi in atto per contrastare tale aggressione. Tutto il sistema linfatico è una fitta rete di capillari, che contiene al suo interno delle “stazioni di raccolta” e “smistamento” che sono appunto i linfonodi. Questi piccoli soldati hanno il compito di intercettare gli antigeni che arrivano a loro attraverso il torrente linfatico e mettere in atto le difese per neutralizzarli; difese costituite fondamentalmente da linfociti e macrofagi, cellule specializzate nella lotta alle sostanze estranee e agli agenti infettivi.

L’aumento di volume:
L’aumento di volume dei linfonodi le cosiddette “ghiandole gonfie”può quindi derivare dalla produzione aumentata dei linfociti con lo scopo di difesa verso un’infezione, oppure dalla proliferazione di macrofagi e cellule infiammatorie , quale reazione ad uno stato infiammatorio. In questi casi la struttura tipica del linfonodo viene mantenuta intatta e proprio per questo motivo il linfonodo ingrossato per le cause sopra citate (infezione o infiammazione) è distinguibile dal linfonodo ingrossato per cause tumorali, che provocano, invece, uno stravolgimento della normale struttura linfonodale. Dal momento che il linfonodo possiede una grossa capacità di intercettare le cellule tumorali circolanti, ed essendo un ottimo terreno di sviluppo cellulare, si comprende facilmente il motivo per cui aumenta di volume anche in caso di invasione da parte di cellule metastatiche.

Elementi fondamentali:

età del paziente: nell’adulto la comparsa di un linfonodo ingrossato rappresenta sempre un motivo d’approfondimento diagnostico, mentre nel bambino e nel giovane la percentuale di linfonodi che aumentano di volume per cause benigne, sotto i 30 anni, arriva all’80% , dopo tale età scende a 40%<

quadro clinico: la presenza di altri sintomi ( disturbi accusati dal paziente) e segni ( alterazioni riscontrabili oggettivamente) può indirizzare verso una diagnosi corretta.

Ad esempio, la presenza di febbre o segni di infezione locale o generale suggerisce un’origine infettiva. Al contrario, un quadro generale caratterizzato da dimagrimento, sudorazione notturna e febbricola depongono maggiormente per una causa tumorale.

sede: la valutazione del drenaggio linfatico e della sua distribuzione anatomica può consentire di acquisire utili indizi sulla causa dell’ingrossamento linfonodale.

Ad esempio, la presenza di uno o più linfonodi ingrossati in sede sopra-claveare costituisce sempre una patologia seria, cosi come l’ingrossamento dei linfonodi addominali. A parte la sede, un’ultima caratteristica è importante: la modificazione nel tempo di obiettività. Se un linfonodo inizia a crescere di volume, o a diventare di consistenza dura, o a provocare dolore, e tutto in breve tempo, sicuramente la situazione va approfondita senza indugio.

Cause linfonodi ingrossati:

  • malattie infettive: linfoadenite acuta e cronica, superficiale e profonde, distrettuali o sistemiche, primitive o secondarie
  • virus: il virus della rosolia, di Epstein Barr ( mononucleosi), citomegalovirus e soprattutto di adenovirus (bambini)
  • batteri: streptococchi, stafilococchi, Bartonella henselae( responsabile della malattia del graffio di gatto), il bacillo di Koch, il treponema pallidum (sifilide)
  • protozoi: toxoplasma, leismania, plasmodio della malaria
  • funghi: criptococco, coccidiosi, histoplasma

Malattie infiammatorie:
in questo caso si stabilisce una iperproduzione di soli linfociti e le situazioni più frequenti sono rappresentate da malattie autoimmuni e malattie che coinvolgono il sistema immunitario ( quali artrite reumatoide, sacroileite, lupus, anemia autoimmune) da linfoadeniti reattive a processi infiammatori locali (es. ascesso dentale).

Malattie tumorali:
leucemie acute e croniche, linfomi e istiocitosi sono patologie primitive dei linfonodi, mentre l’interessamento da parte di metastasi sono frequenti nei cancri della mammella, del polmone, della prostata, del tubo gastrointestinale, della testa, del collo e della cute (melanomi).

Malattie infiltrative:
malattia di Gaucher, Niemann-Pick, Amiloidosi (+++)

Malattie endocrine:
iperparatiroidismo ( malattia di Basedow), provoca aumento di volume dei linfonodi per iperplasia linfoide.

Malattie a causa sconosciuta:
sarcoidosi, sindrome di Kawasaki, malattia granulomatosa cronica, la sindrome muco-cutanea, malattie istiocitarie. Ingrossamento generalizzato dei linfonodi ( in 3 o più sedi) sono in genere espressione di una patologia infettivo-infiammatoria : mallatia sistemica virale ( varicella, morbillo) o autoimmuni ( artrite reumatoide o lupus eritematoso sistemico).

Classificazione:

Linfonodi testa-collo:
zona laterale del collo (latero-cervicale), linfonodi sottomandibolari (linfonodi della gola) sotto al mento, a livello delle ghiandole salivari.

Linfonodi arto superiore della parete toracica:
linfonodi ascellari, mediastinici.

Linfonodi arto superiore e parete addominale:
linfonodi inguinali, linfonodi viscerali (intestino, fegato, pancreas, stomaco, esofago, polmoni, cuore, reni, vescica, testicoli).

Cause parafisiologiche:
Esempio: depilazione ascellare.

Cause infiammatorie:
agenti patogeni (virus e batteri) oppure malattie autoimmuni.

Cause neoplastiche:
cellule neoplastiche che provocano l’insorgenza di uno stato infiammatorio, spesso vascolarizzazione atipica.

Linfonodi reattivi: benigni o maligni
Benigni: aumento determinato da una patologia di natura non neoplastica, ecografia: ( struttura ampia, ipoecogena) definita, che occupa la parte centrale del linfonodo reattivo.
Maligni: tumore solido localizzato in prossimità dei linfonodi reattivi, una neoplasia ematologica o una metastasi.

La differenza più significativa tra benigno e maligno è data dalla presenza di vascolarizzazione periferica di questi ultimi.

Da valutare: forma, motilità, vascolarizzazione, consistenza, dimensioni della ghiandola.

Coordinatore del progetto
“Prevenzione è salute”
Dott. Cosmo Sammarra

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.