L’equilibrio dell’ecosistema intestinale è uno dei pilastri della medicina funzionale.

L’intestino è centrale per la nostra esistenza organica e le sue funzioni vanno ben oltre l’assorbimento dei nutrienti e l’eliminazione delle scorie.

L’intestino è sede di importanti funzioni nervose (il cosiddetto secondo cervello), ospita la più estesa comunità di cellule immunitarie del nostro organismo ed il microbiota, un universo di organismi simbionti con genoma codificante: virus, batteri e funghi.

Non deve quindi stupirci il fatto che l’intestino reagisca ad ogni modifica che viene apportata al nostro stile di vita e che queste reazioni possano essere talvolta inaspettate e/o fastidiose.

Obiettivo importante sarà quindi leggere con attenzione i messaggi che arrivano dal nostro intestino ed eventualmente tarare gli interventi per ridurre eventuali segnali di fastidio o di reazione quali: modifiche del transito, senso di pesantezza o gonfiore, riduzione della capacità digestiva o rallentamento della digestione.

Quando si parla di salute intestinale non si può ignorare il grande capitolo dei probiotici, un capitolo ancora tutto da scrivere.

Anche se negli ultimi 10 anni sono stati prodotti un numero di studi scientifici impressionante, la nostra conoscenza del microbiota intestinale è ancora lungi dall’essere completa e restano ancora oscuri aspetti quali le relazioni tra le specie presenti, il ruolo della componente virale e fungina, così come anche il ruolo dei metaboliti microbici (che possono essere neurotrasmettitori, citochine, ormoni).

Ma abbiamo raccolto anche delle certezze e, grazie ad esse, possiamo strutturare alcuni interventi sulla base di evidenze scientifiche.

La prima certezza è che la biodiversità microbica è un valore assoluto e che quindi una sua riduzione è un segnale sempre negativo. Interventi quali terapie antibiotiche, spesso non necessarie, portano ad una modifica della flora intestinale con riduzione della diversità che permane per molti mesi.

Una seconda certezza è che ci sono batteri patogeni,patogeni opportunisti e batteri benefici per l’uomo.

A questi ultimi abbiamo dato il “titolo” di probiotici.

Una ulteriore certezza è che un intervento con ceppi probiotici deve garantire un numero di organismi sufficienti (almeno 1 miliardo a dose/per adulto/per giorno) e che i batteri devono essere in grado di colonizzare l’intestino, al contrario di quelli dello yogurt che hanno un’azione limitata al tempo di transito.

È stato dimostrato che una candidosi intestinale è in grado di indurre nel soggetto un desiderio smodato di dolci e che questi comportamenti alterati tendono a ridursi trattando la disbiosi.

Poiché il nostro microbiota produce neurotrasmettitori in grado di influenzare il nostro umore, fame,senso di sazietà e comportamento, è di conseguenza facile pensare che, in presenza di disbiosi, si assiste ad una alterazione della normale comunicazione tra il cervello intestinale e quello cerebrale, in questo caso si modifica anche la percezione del dolore e la sensazione di “benessere” e appagamento, sensazioni legate al neurotrasmettitore serotonina prodotto sia nel cervello che nell’intestino ad opera delle cellule enterocromaffini.

In presenza di una disbiosi lieve è possibile tornare alla normalità con i normali protocolli generali ma se la disbiosi è moderata o severa bisognerà prima proporre un un protocollo di pulizia intestinale.

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