COS’E’ E COME SI PUO’ RICONOSCERE

L’ictus, dal latino “colpo” è una malattia che colpisce il cervello quando una parte di questo viene danneggiato. Si verifica quando il flusso di sangue che arriva ai tessuti celebrali viene interrotto. Poiché l’accidente avviene generalmente in uno degli emisferi del cervello, anche i sintomi si manifestano in una metà del corpo (solitamente quella opposta all’area celebrale danneggiata), e includono:

– Perdita di sensibilità
– Debolezza e formicolio al viso, al braccio, alla gamba
– Visione annebbiata o diminuita, in uno o entrambi gli occhi
– Difficoltà a pronunciare o comprendere semplici frasi
– Perdita di equilibrio
– Vertigini
– Mancanza di coordinazione
– Perdita di conoscenza.

Possono comparire uno o più di questi disturbi oppure non manifestarsi del tutto. Quando i sintomi spariscono senza lasciare segni si parla di TIA (attacco ischemico transitorio), può durare da pochi minuti a parecchie ore ed è un campanello d’allarme importante per l’ictus.

Solo nel nostro Paese l’ictus conta ogni giorno 660 nuovi casi ed il dato è destinato ad aumentare.

Fattori di rischio:

non modificabili: età, sesso, storia familiare
modificabili: uno studio pubblicato su Lancet riassume i 10 principali fattori di rischio modificabili.

1° La pressione alta: è il piu importante fra questi, essendo responsabile di circa il 70-80 per cento di tutti i casi.
2° Cattiva alimentazione.
3° Fumo
4° Diabete mellito
5° Grasso corporeo
6° Stress e depressione
7° Girovita elevato
8° Scarsa attività fisica
9° Malattie del cuore
10° Assunzione di alcol

Il consiglio principale per prevenire l’ictus è di adottare una dieta vicina al modello mediterraneo, riducendo i grassi, la carne rossa e i dolci, abbondando di frutta e verdura e condendo con olio extravergine d’oliva crudo. E’ utile anche privilegiare i carboidrati provenienti da fonti semplici, come il pane. Contrastare questi 10 fattori con uno stile di vita sano, controlli regolari ed eventualmente farmaci può abbassare del 90 per cento il rischio di ictus.

L’ictus può essere:
A) ischemico
B) emorragico

L’ischemia celebrale è il tipo di ictus più frequente; ricorre nell’85 per cento dei casi. Il trombo che si forma all’interno dell’arteria impedisce l’afflusso di sangue al cervello, cosi le cellule che prima venivano nutrite da quell’arteria subiscono un infarto e muoiono.

N.B: Per questo tipo di ictus il tempo a disposizione dei medici, per iniziare il trattamento è 4-4,5 ore.

La terapia chiamata Trombolisi consiste nella somministrazione di un farmaco che va a sciogliere i coaguli di sangue responsabili dell’ictus, definito in questi casi ischemico. Intervenire significa allungare la prospettiva di vita e ridurre la disabilità collegata all’evento. L’ischemia celebrale è il tipo di ictus più frequente; ricorre nell’85% dei casi. Il trombo che si forma nell’interno dell’arteria impedisce l’afflusso di sangue al cervello, cosi le cellule che prima venivano nutrite da quell’arteria subiscono un infarto e muoiono.

E’ molto importante essere veloci: per ogni minuto che passa si perdono due milioni di neuroni e 14 chilometri di fibre nervose.

Trascorse cinque ore dall’evento, invece, si riducono progressivamente le percentuali di successo del trattamento.

N.B: Se l’ictus è emorragico, meno frequente rispetto all’ischemico, ma potenzialmente piu pericoloso, le ore a disposizione per iniziare il trattamento sono circa sei.

La causa dell’emorragia al cervello è la rottura di una piccola arteria (micro-aneurisma), provocata nella maggior parte dei casi dell’aumento eccessivo della pressione arteriosa del sangue. Si è scoperto che è possibile arrestare l’emorragia abbassando precocemente la pressione con farmaci per via endovena.

COSA FARE?
Non bisogna perdere tempo, alla comparsa dei primi sintomi è bene chiamare subito il 118 in modo da predisporre il trasporto in una Stroke unit. Qui verrà effettuata una TAC per capire se si tratta di ictus ischemico o emorragico.

TRATTAMENTO
Il trattamento dipende dall’età. Il rischio di essere colpiti da ictus aumenta con l’avanzare dell’età: il 75% degli episodi si registra dopo i 65 anni. Non si tratta però solo di anziani; dei 186 mila casi che si verificano ogni anno in Italia, circa 4200 riguardano persone sotto i 45 anni.

TRATTAMENTI PREVENTIVI
Le due tecniche chirurgiche abitualmente utilizzate sono:
a) endoarterietomia
b) stenting

Questi interventi vengono effettuati per prevenire l’ictus nel caso si riscontri una stenosi delle carotidi superiore al 70%, cioè la presenza di placche aterosclerotiche nelle carotide interna che impediscono il normale flusso di sangue al cervello. Le due metodiche hanno, in generale,tassi simili di successo, ma sotto i 70 anni di età e più vantaggioso lo stenting, mentre superata questa età è meglio l’endoarteriectomia.

Lo Stenting consiste nell’impianto di un dispositivo a palloncino all’estremità dell’arteria ostruita, che viene poi gonfiato finchè il vaso non ha recuperato il suo diametro originario e il sangue riprende a fluire.

L’endoarteriectomia carotidea, il chirurgo si limita ad aprire il vaso e a ripulirlo dalle placche che ostruiscono il passaggio di sangue.E’ chiaro come a parità di efficacia, questo secondo intervento sia da preferire nell’anziano che presenta arterie piu danneggiate.

Ictus emorragico, si verifica quando la parete di un vaso malformato si dilata a tal punto da rompersi. Il risultato è un emorragia subaracnoidea, che è una delle cause più ricorrenti di ictus nelle persone giovani, dagli esiti quasi sempre fatali.

Il riconoscimento precoce di un aneurisma consente di ricorrere a misure precauzionali (come l’inserimento di piccole spirali nell’arteria con un catetere) per scongiurare l’emorragia.
Sfruttando la genetica si può arrivare alle persone a rischio e quindi programmare per i membri di queste famiglie una risonanza magnetica. I ricercatori della Yale Schoolof medicine (USA), hanno identificato tre varianti genetiche, in questi casi si potrebbe arrivare a diagnosi precoci e salva vita. Anche l’utilizzo di alcuni farmaci (beta-bloccanti) aiuterebbe a rinforzare la fragilità delle pareti arteriose in alcune persone affette da sindrome di Ehlers Ganlos, una rara malattia genetica caratterizzata da pareti arteriose deboli e meno resistenti del normale che causano dissezioni (infiltrazioni di sangue tra uno strato e l’altro dell’arteria e ne provocano la rottura) gravi e potenzialmente fatali.

RECUPERO DOPO L’ICTUS:
Per il recupero della mobilità, dell’equilibrio, e della forza muscolare ci si affida a esercizi di riabilitazione motoria.

LA PREVENZIONE PASSA DA QUI:
1) Esami del sangue: glicemia, azotemia, creatinemia, colesterolo totale, HDL, LDL, trigliceridi, VES, PCR
2) Visita cardiologica con ECg
3) Ecocolordoppler vasi epiaortici
4) Eventuali esami genetici
5) RM celebrale
6) Doppler trans-cranico

Presso questo studio vengono eseguiti i sottoelencati esami:
• Ecocolordoppler vasi del collo
• Elettrocardiogramma
• Ecocardiogramma
• Visita neurologica
• Esami genetici

SIAMO A VOSTRA DISPOSIZIONE PER DUBBI,CONSIGLI, PERCORSI DIAGNOSTICI.

Coordinatore del progetto
PREVENZIONE È SALUTE
Dr Cosmo Sammarra

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