Perché il tumore al seno, oggi, fa meno paura.

Otto punti di riflessione:

1) Le guarigioni sono più frequenti e la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è cresciuta fino all’87%. Il dato emerge da un elaborato AIORM-AIRTUM. Oggi grazie ai programmi di screening per la diagnosi precoce, ai progetti di senologia clinica ed alla maggiore sensibilità delle donne per la prevenzione, il tumore si scopre in una fase precoce, cioè quando la possibilità di cura e di guarigione sono più alte (dal 75% al 85% dei casi).

2) Il primo passo, spesso è l’intervento chirurgico, pianificato in base ad alcune caratteristiche soggettive: età della paziente, forma e dimensioni della mammella, tipologia del cancro. Ricordiamo che da molto tempo, ormai, la chirurgia è sempre più orientata verso un approccio conservativo. Ma anche quando la mastectomia totale, cioè l’asportazione di tutta la mammella, non può essere evitata, la chirurgia estetica-ricostruttiva può sempre intervenire per restituire bellezza al seno. Non solo un fatto estetico: il recupero psicologico legato alla percezione del corpo rafforza anche la convinzione di aver superato la malattia.

3) I nuovi traguardi farmacologici:
Dopo l’intervento chirurgico, il tessuto asportato viene analizzato al microscopio per valutare l’opportunità di intervenire con trattamenti adiuvanti. Anche in assenza di malattia visibile, possono essere intraprese terapie con lo scopo di ridurre il rischio di recidive, a livello locale e generale, mirate a colpire le cellule tumorali residue, cioè rimaste nell’organismo dopo l’intervento di asportazione. Quando la chirurgia non è possibile, nei casi di malattia avanzata si può ricorrere alla radioterapia oppure a farmaci scelti in base alle caratteristiche della patologia. Se il tumore è sensibile all’azione degli estrogeni o del progesterone, vengono valutate le terapie ormonali, in caso contrario si opta per la chemioterapia. Per gestire gli eventuali effetti collaterali sono stati messi a punto trattamenti di supporto molto efficaci.

4) Target Therapy:
Uso cioè dei farmaci biologici (o intelligenti) che agiscono in maniera selettiva sulle cellule tumorali risparmiando quelle sane. Per i tumori in uno stadio avanzato, spesso con metastasi, lo scopo di queste terapie non è più la cura definitiva del tumore, ma rallentarne o bloccarne la progressione. Qualunque sia la scelta terapeutica il Medico terrà sempre conto dello stato di salute generale della paziente e dell’età; ogni cura va sempre personalizzata in modo da indurre la minore tossicità.

5) Esami:
Anche gli esami si personalizzano. “Personalizzare” è un termine che sentiremo pronunciare sempre più spesso. Oggi è quasi impossibile fare a meno della genetica per scegliere il farmaco più adatto in una determinata paziente, ma anche per mettere in atto un adeguato programma di controllo e prevenzione. Per il tumore al seno, i sorvegliati speciali sono certamente i geni BRCA1 e BRCA2 correlati ad un maggior rischio di sviluppare questa neoplasia; ma esiste un’ulteriore gamma di indagini che consente di valutare la personale risposta alle terapie, la maggiore o minore capacità di smaltire un certo farmaco, il rischio che questo interagisca con altri medicinali assunti dalla paziente, la possibilità che una cura induca effetti tossici a carico di un organo piuttosto che di un altro.

6) Il Microbiota intestinale:
Negli ultimi anni sta prendendo piede anche lo studio del Microbiota intestinale in quanto è stato dimostrato come un’alterazione della flora batterica intestinale (disbiosi) possa avere un ruolo nel predisporre certe donne al cancro del seno e nel renderlo più aggressivo.

7) La Riabilitazione:
Nonostante le attuali tecniche chirurgiche siano altamente sofisticate, subito dopo l’intervento o anche a distanza di tempo (anche anni) possono insorgere alcuni disturbi: a causa del ristagno di sangue o liquido linfatico, l’area intorno alla ferita o al cavo ascellare può gonfiarsi, provocando dolore o fastidio. Si tratta di segni che tendono ad attenuarsi nell’arco di qualche settimana, fino a scomparire del tutto; sono utili in questa fase massaggi con apposite creme elasticizzanti. L’intervento può causare anche un trauma ai nervi, che si manifesta con rigidità, formicolii e bruciore in corrispondenza della ferita e nella zona della spalla e del braccio, anche in questa situazione il fisioterapista può effettuare e consigliare esercizi in grado di preservare la mobilità. Nell’asportazione dei linfonodi ascellari può comparire il linfedema, ovvero un accumulo di liquido e conseguente gonfiore del braccio e della mano, che può limitare i movimenti e talvolta sfociare in linfangite (infiammazione dei vasi linfatici di origine batterica che causa dolore, arrossamento della pelle, febbre, brividi e dolori muscolari; anche in questi casi si interviene con la fisioterapia (massaggi, ginnastica dolce, tutori e bendaggi compressivi).

8) L’impegno a casa:
Fino al completo recupero della mobilità, è strategico eseguire un programma a casa facendo alcuni esercizi: semplici movimenti di spalle e braccia, esercizi respiratori. Ovviamente la riabilitazione deve essere anche nutrizionale e psicologica. E’il momento giusto per creare un nuovo equilibrio e affrontare le proprie paure, imparando a gestire sentimenti come rabbia, depressione, preoccupazione per il futuro e timore che la malattia possa ripresentarsi in questa fase può essere utile un supporto psicologico. Anche lo sport offre un enorme beneficio dal punto di vista emotivo: permette di sviluppare un’immagine positiva del proprio corpo e migliorare notevolmente l’autostima. Attività di gruppo come ballo, yoga, stretching e passeggiate all’aria aperta riducono molte delle complicanze dei trattamenti oncologici migliorando notevolmente, al contempo, il benessere psico-fisico.

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