Ginecologia e Pap Test a Rende (CS)

E’ un esame di screening, vale a dire si effettua anche in donne sane senza alcun segno di possibile malattia. E’ l’esame delle cellule prelevate (dal ginecologo/a) dalla superfice della vagina, dalla cervice e dall’interno del collo dell’utero. Consente di scoprire eventuali forme tumorali quando ancora si possono guarire. E’ molto raro che una malattia grave presenti possibilità diagnostiche cosi tempestive e cure tanto adeguate da garantire la guarigione nella maggioranza dei casi, come il cancro del collo dell’utero. Un ostacolo che si frappone tuttavia, ancora oggi, alla completa debellazione di questa forma morbosa è l’insufficiente consapevolezza delle donne sulla necessità di sottoporsi periodicamente ad un esame fra i più semplici e ormai realizzabile in ogni parte del Paese: la prova di Papanicolaou o Pap-test, come viene di solito chiamato. Il pericolo, invece, è tale da non tollerare alcuna ignoranza e, ancor meno, alcuna riluttanza o trascuratezza.

Diffusione
In Italia vengono stimati circa 2700 nuovi casi di carcinoma del collo dell’utero (dati Aiom- Airtum 2019); nel 2016 sono stati registrati 509 decessi, tanto l’incidenza (7-8 casi su 100.000 persone / anno) quanto la mortalità sono state drasticamente ridotte a seguito dell’introduzione del Pap-test. E’ la donna nella sua piena maturità che più frequentemente viene colpita (tra i 40 e i 55 anni, nel corso dei quali più piena può essere la sua partecipazione alla vita familiare e sociale, ed il suo contributo economico più rilevante, fatto questo molto importante dato che sono le classi meno privilegiate quelle che pagano lo scotto maggiore di questa malattia.

Il test
L’esame di Papanicolaou è basato su un criterio assai semplice: il tessuto epiteliale che riveste internamente la vagina e la superficie esterna ed interna del collo dell’utero, come tutti gli epiteli di rivestimento, subisce un continuo processo di rinnovamento per cui, sulla sua superficie, si accumulano numerosissime cellule di esfoliazione che possono essere raccolte ed esaminate al microscopio. L’eventuale presenza di un tumore o di altre forme morbose viene rilevata dal reperimento di cellule atipiche, caratterizzate da anomalie che l’esperto citologo saprà attribuire alle principali condizioni morbose di questa parte dell’apparato genitale.

Come si fa
La raccolta delle cellule sfaldate a livello della vagina e della superficie esterna del collo dell’utero viene effettuata con una spatolina di legno che viene fatta leggermente strisciare in modo da raccogliere materiale della maggior parte delle aree interessabili dall’eventuale processo neoplastico. A livello della parte cervicale interna dell’utero, la raccolta viene realizzata mediante introduzione di un piccolo tampone di cotone che si inibisce della secrezione del canale cervicale e delle cellule sfaldate in esso contenute.

Risultati
A seconda del risultato dell’esame microscopico sui campioni di cellule e sulle basi di eventuali atipie cellulari riscontrate si può costruire una classificazione dei reperti. Deve essere sottolineato che il Pap-test offre una sola possibilità: individuare una portatrice di una lesione di sospetta natura tumorale; soltanto ulteriori indagini, ed in particolar modo l’esame bioptico, possono infatti stabilire, con certezza, una diagnosi di cancro del collo dell’utero. Un Pap-test positivo, pertanto, non deve provocare drammi ma indurre l’interessata a sottoporsi, senza indugi, ad altri accertamenti.

Attendibilità del Test
Il livello di attendibilità del Pap-test è molto elevato; tuttavia errori sono sempre possibili, per cui si possono ottenere risultati negativi in donne che invece sono portatrici di lesioni (falsi negativi) e risultati positivi in donne che invece non sono portatrici di lesioni tumorali (falsi positivi). L’esperto ginecologo /a non mancherà di far ripetere l’esame ogni volta che un risultato sia in contraddizione con altri segni, cosi come non mancherà di richiederlo, vincendo l’eventuale riluttanza materna, anche nelle bambine e nelle adolescenti, in presenza di una sintomatologia genitale (perdite ematiche, ecc.) che lo giustifichi. L’esame di Papanicolaou oltre alla possibilità di identificare una lesione tumorale, offre anche quella di mettere in luce un processo infiammatorio cronico per il quale si può prontamente instaurare una terapia risolutiva. Questa possibilità è di estrema importanza perché le infiammazioni, specialmente quando si cronicizzano, possono favorire l’insorgenza di neoplasie.

Calendario
Il Pap-test dovrebbe essere eseguito per la prima volta in età precoce, orientativamente tra i 21 e i 25 anni; poi ripeterlo ogni tre anni in caso di negatività. Dopo i 30-35 anni andrebbe sostituito dall’HPV DNA Test, da ripetere dopo 5 anni in caso di risultati negativi; il Pap-test andrebbe ripetuto anche dopo la menopausa, almeno fino a 65-70 anni poiché può fornire informazioni sullo stato dell’endometrio uterino.

Precauzioni prima di sottoporsi al Pap-test
Prima dell’esame vanno osservati almeno 2 giorni di astinenza sessuale. Il prelievo citologico va effettuato nel periodo compreso fra 3-5 giorni che seguono o precedono il flusso mestruale. Inoltre, nei 3-5 giorni che precedono l’esame bisogna evitare l’applicazione di creme, ovuli ed irrigatori vaginali.

Considerazioni
Tanto l’incidenza (7/8 casi ogni 100.000 abitanti) quanto la mortalità sono state drasticamente ridotte a seguito dell’introduzione e la diffusione del Pap-test.
In futuro, con l’associazione della vaccinazione contro l’HPV (anche dei giovani maschi) e dello screening diffuso, questa malattia potrà diventare una patologia rara ed essere perfettamente eradicata. Le informazioni riportate in queste pagine non sostituiscono il parere del Medico curante o dello specialista ginecologo/a.

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