Quando e perché sottoporsi ad una valutazione cognitiva

  • “Ho dimenticato di spegnere il gas”
  • “Non ricordo se ho chiuso la porta di casa”
  • “Che giorno è oggi?”
  • “Chi è quella persona che mi ha salutato?”

Spesso questi interrogativi vanno ad ostacolare la qualità di vita quotidiana, influendo negativamente sull’umore. Altre volte, invece, è il familiare/conoscente a rendersi conto che qualcosa è cambiato, che il proprio caro non è più lo stesso: modificazioni comportamentali, difficoltà di memoria, di orientamento, sono tutti campanelli d’allarme molto evidenti.

Come si può comprendere, allora, se queste modificazioni sono parte di un fisiologico invecchiamento o sono la descrizione di un funzionamento cognitivo alterato?

Lo strumento per rispondere al suddetto interrogativo, che spesso risulta ridondante, è la valutazione cognitiva/neuropsicologica: un’attenta analisi che “misura” il funzionamento cognitivo.

La valutazione cognitiva
Come prima cosa il clinico chiamato ad effettuare una valutazione neuropsicologica effettuerà un’accurata analisi della domanda, ovvero sarà utile capire da chi proviene la richiesta di valutazione (ad es. dal medico, dalla famiglia o dal soggetto stesso) e per quale motivo è stata richiesta.

Successivamente all’analisi della domanda si stilerà un profilo anamnestico che prevederà la raccolta di informazioni tra le quali: il livello cognitivo pre-morboso, la carriera scolastica, il funzionamento relazionale, il funzionamento sociale, il funzionamento lavorativo ed eventuali referti di neuroimaging.

Sulla base delle informazioni ottenute si formuleranno delle ipotesi e si stabilirà su quali aree indagare (efficienza cognitiva generale, linguaggio, memoria, abilità costruttive, attenzione, funzioni esecutive, cognizione sociale) mediante l’utilizzo di test standardizzati.

La durata complessiva è di circa 2/3 ore, può essere svolta in più incontri.

La diagnosi
Una volta completata la valutazione, il professionista dovrà esaminare tutti i dati raccolti tramite un’analisi sia quantitativa che qualitativa, in modo da elaborare i risultati, trarre le conclusioni diagnostiche e restituirle al paziente e alla famiglia.

La riabilitazione
Dopo la restituzione del profilo diagnostico, si proporrà, ove necessario, un percorso riabilitativo neuropsicologico apposito. La riabilitazione cognitiva consiste in attività che aiutano i pazienti con deficit cognitivi a passare da uno stato di dipendenza dall’esterno a uno di sempre maggior indipendenza.

La riabilitazione cognitiva si basa su due fondamentali metodi:

  • Approccio compensativo: ha come obiettivo quello di portare le funzioni integre a vicariare la funzione deficitaria, cioè trovare delle strategie alternative di compenso.
  • Approccio restitutivo: si prefigge di riportare la funzione deficitaria alla stessa efficienza pre-morbosa, cioè ricostruire le funzioni cognitive compromesse.

Conclusioni
La valutazione neuropsicologica risulta uno strumento non invasivo, il suo utilizzo seguito da un progetto riabilitativo costruito ad hoc può migliorare notevolmente la qualità di vita del paziente e del caregiver.

Le informazioni di cui sopra non vogliono sostituirsi ai consigli e prescrizioni del Medico curante e Specialista.

Per informazioni o consigli: Dott.sa Marasco Carmen – Psicologa

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Progetto “Prevenzione è Salute”
Responsabile dr Cosmo Sammarra

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